Le nuove pensioni dei militari

Di Valerio Mattioli

Attualmente, e fino al 31 dicembre 2012, le pensioni del personale militare sono:

di vecchiaia, con il collocamento in congedo d'ufficio al raggiungimento di limiti di età che vanno dai 60 anni della quasi totalità del personale, ai 65 anni dei gradi di vertice;

di anzianità (dal 1° gennaio 2013 pensione anticipata), che si matura, per Carabinieri, Brigadieri e Marescialli con 53 anni di età e 38 anni di contributi ( da conseguire al 31 dicembre 2011) e per tutti con 57 anni di età e 35 anni di contributi, o con 40 anni di servizio utili (35 effettivi + 5 di supervalutazione).

Al trattamento di quiescenza si applica la c.d. finestra mobile, allorché i requisiti per l'accesso alla pensione descritti non siano stati raggiunti entro il 31 dicembre 2010.

La bozza varata dal Consiglio dei Ministri il 26 ottobre 2012 introduce dei nuovi requisiti per gli appartenenti al Comparto Difesa-Sicurezza, ma non modifica gli istituti della pensione privilegiata, della supervalutazione di 5 anni e dell'ausiliaria, che sono stati espunti dal testo normativo e non peggiorati, come originariamente ipotizzato.

Nel merito, viene introdotta la "pensione di vecchiaia", tenendola distinta dal "limite ordinamentale", ovvero quello ora previsto, in relazione al grado/qualifica, dalle singole Amministrazioni come limite obbligatorio di accesso alla pensione.

Nella nuova ipotesi il dipendente viene collocato in pensione se, raggiunto il limite di età ordinamentale (es. 60 anni per un Maresciallo dell'Arma) ha maturato i contributi previsti dalla previgente normativa.

In caso contrario, il dipendente viene mantenuto in servizio fino al limite di vecchiaia (61 anni e 3 mesi fino al 2015, 61 anni e 8 mesi fino al 2017 e 62 anni dal 2018, nel caso in esempio) e collocato in congedo con i contributi maturati.

Tale istituto sarà poco utilizzato per le Forze Armate, in considerazione della giovane età media di arruolamento.

Viene poi rimodulato l'istituto della pensione di anzianità, definita "pensione anticipata".

Vi può ricorrere il dipendente che, dal 1° gennaio 2013, ha maturato 42 anni e 3 mesi di contributi e 58 anni di età (59 dal 2019).

Chi, avendo maturato i 42 anni e 3 mesi di contribuzione, chiede di andare in pensione prima dei 58 (poi 59) anni si vedrà applicata una penalizzazione di 1 punto percentuale per ogni anno di anticipo (2 dopo i primi due anni).

Il regolamento consente, altresì, l'accesso progressivo alla pensione anticipata a chi ha 58 anni e 3 mesi e 37 anni di contributi per il triennio 2013-2015, 58 anni e 3 mesi e 39 anni di contributi fino al 2017 e 59 anni e 40 di contributi fino al 2020. I requisiti contributivi comprendono la supervalutazione.

Il regolamento, inoltre, conferma l'applicazione dell'aumento dell'aspettativa di vita, già stabilito dalla legge per tutti i lavoratori (art. 12, co. 12 bis e ter, del decreto legge n. 122/2010).

Il nuovo sistema, rispetto al precedente, introduce uno "scalone" di circa 5 anni tra i requisiti di età anagrafica previgenti e quelli futuri.

La questione riguarda principalmente il personale delle classi 1960-1964, il quale, rispetto ai colleghi di poco più anziani rientranti nei limiti previgenti, registrerà un improvviso scarto di età in avanti per l'accesso alla pensione anticipata.

Sono in corso iniziative volte ad "accompagnare" gradualmente, durante il periodo transitorio (fino al 2020), il personale interessato all'accesso alla pensione anticipata, rendendo meno brusco l'impatto della nuova disciplina, mediante la riduzione dello "scalone".

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